Direzione Marketing Logo
Torna al Blog
Competenze 8 Maggio 2026 • 6 min di lettura

Il marketing non è quello che pensi (e questo job posting lo dimostra)

Digital Career

Se chiediamo a uno studente medio cosa sia il marketing, la risposta è quasi sempre la stessa: pubblicità, social media, creatività, campagne “belle”.

È una risposta comprensibile, ma è anche, nella maggior parte dei casi, sbagliata (a meno che non stia studiando marketing, nel qual caso farà sicuramente riferimento alle 4 P).

Basta leggere con attenzione un job posting come quello di EssilorLuxottica per accorgersi che il marketing reale è un’altra cosa. Non più semplice, non più difficile. Ma molto più concreta, strutturata e – per molti versi – meno “romantica”.

E soprattutto, molto più vicina a Excel che a Instagram.

Il primo fraintendimento: non cercano “uno che fa marketing”

A prima vista sembra uno stage classico: campagne, brand, collaborazione con team creativi, poi però, appena entri nel dettaglio, cambia tutto.

Non stanno cercando uno stagista operativo. Stanno cercando un profilo che abbia già alcune caratteristiche molto precise:

Tradotto: non cercano qualcuno che “faccia marketing”, ma qualcuno che inizi a ragionare come un futuro brand manager. Lo dico chiaro, fa un po’ ridere. Non ci si può aspettare che un neolaureato possa avere queste qualità/skills. Tuttavia, mi serve per farvi capire cosa cercano le aziende e come, quasi sempre, le aspettative dei candidati (e la relativa preparazione), cozza contro l’aspettativa delle aziende.

Il marketing reale: meno storytelling, più decisioni

Nel marketing di tutti i giorni si parla di idee, campagne, creatività mentre nel marketing reale si parte da domande molto più scomode:

Qui il punto non è avere un’intuizione brillante, il punto è prendere decisioni corrette e per farlo servono i dati.

Il cuore del ruolo: analisi, non esecuzione

Se guardi bene le attività richieste, emerge chiaramente dove sta il vero lavoro:

Verrebbe da dire che, più che di marketing, si tratta di un lavoro da junior business analyst. Ma c’è un passaggio ancora più importante:

Questo è il vero salto: dai numeri alle decisioni. Esagerato per un internship, ma credo che l’azienda voglia settare subito le aspettative.

Excel non è un tool: è un linguaggio

Una delle frasi più interessanti del job posting è “Excel addict”. Non significa saper fare due formule. Significa saper:

Excel diventa il modo attraverso cui pensi il business e qui c’è uno spartiacque molto netto: chi padroneggia questo livello cresce velocemente, chi non ce l’ha resta in superficie, anche se è molto creativo. Excel è il tramite tra te e il risultato che vuoi ottenere. Il mio vecchio professore di educazione tecnica mi diceva sempre che lo strumento giusto usato bene, fa già il 50% del lavoro!

Il marketing come sistema, non come funzione

Un altro elemento chiave è il contesto. Non lavori “nel marketing” ma lavora tra:

Questo implica una cosa fondamentale: devi saper collegare pezzi diversi. Quindi vedi che il marketing reale non è una funzione isolata ma è un sistema fatto di interazioni continue. Vuol dire che avrai a che fare con le persone più disparate con livelli di seniority diversi: come vedrai qui sotto, precisione, adattabilità e proattività sono importanti come Excel.

Competenze richieste: molto più business che creative

Se trasformiamo il job posting in competenze concrete, il quadro è molto chiaro perché dal punto di vista tecnico servono:

A questo si aggiungono competenze più trasversali:

Se le sintetizziamo, emergono cinque macro-skill chiave: analytical thinking, business understanding, execution discipline, cross-functional collaboration, communication & storytelling.

Il gap dei neolaureati

Qui emerge un problema enorme. Molti giovani arrivano sul mercato convinti che il marketing sia: contenuti, social, comunicazione. Ma poi si trovano davanti a file Excel con dati reali, analisi settimanali, richieste di insight e presentazioni per il management. E vanno in difficoltà.

Un po’ perché non sono preparati e un po’ perché sono preparati su una versione del marketing che non è quella che le aziende cercano.

Il vero cambio di prospettiva

Se sei all’inizio della carriera, il punto vero è diventare più solido. Avere conoscenza solida dei fondamentali. Oltre alle conoscenze teoriche, significa saper: leggere numeri, interpretare dati, costruire ragionamenti, prendere posizione e saperla “vendere”.

Praticamente significa passare da: “mi piace il marketing” a “so capire come funziona un business”. Ovviamente è irrealistico aspettarsi tutto ciò da uno stagista ma settare l’asticella più alta serve alle aziende per scremare.

Una verità che pochi dicono

Il marketing è diventato una disciplina molto visibile e molto raccontata ma la parte che conta davvero è invisibile o comunque apparentemente noiosa. Perchè non si parla di campagne ma di tutto ciò che viene prima e che le rende possibili: analisi, numeri, coordinamento, decisioni.

La parte “bella” del marketing, e cioè la P di “publicity” viene dopo ed è solo un di cui.

"Il marketing non è ciò che si vede, ma ciò che lo sostiene."

È analisi. È pensiero critico. È disciplina. È capacità di trasformare dati in azione. Se lo capisci all’inizio della tua carriera, hai un vantaggio enorme rispetto ai tuoi pari.

Per il resto, non pensare di cambiare il mondo e scoprire nuove frontiere. Purtroppo la retorica di questi annunci è ancora rimasta ferma a 20 anni fa.